|

"...una
prova davvero interessante sia narrativamente che sotto il profilo della
scrittura, attenta a equilibrare innesti di elementi linguistici dialettali
o di italiano dialettizzato i n un italiano medio e parlato. Una scrittura
fluviale e impetuosa..."
di
Ermanno Paccagnini sul Corriere Della Sera
--- Chi
uccise la professoressa in un giorno di neropioggia?
di
Bruno Quaranta su La Stampa ---
La
colpa, la nostalgia
Tra le case di Nuraiò le trame di un thriller
Flavio
Soriga pubblica con Garzanti il suo secondo romanzo, «Neropioggia», e supera
la prova più difficile: confermare il talento già segnalato dal «Premio
Calvino» di
Giulio Angioni su La Nuova Sardegna ---
"Con
"Diavoli di Nuraiò" e "Neropioggia", il giovane autore di Uta trova il linguaggio
per descrivere le debolezze dell'animo umano, sempre inesauribilmente alla
ricerca di un "tu", di un altro dove far riposare il cuore."
di
Giuseppe Pani su Vita Nuova
|
Scese le scale di
corsa, il cuore gonfio la testa vuota, nessun pensiero, né paura né pena,
scese le scale di corsa arrivò al portone, tirò un sospiro pesante profondo,
aveva ucciso il suo amore che lo voleva lasciare, finire tutto troncare,
ricominciare senza di lui, senza nessuno, l'uomo uscì dal palazzo, respirò
forte, ritrovò il buio di quella notte: nera la pioggia fitta, neri il
marciapiede l'asfalto, le case viscide d'acqua, neri i ricordi i pensieri,
il suo cuore perso d'assassino, neri il cielo la luna, scomparsi chissà
dove, nere le lacrime che avevano preso a scendere, nero il mondo intero,
neropioggia, tutto.
---
Capitolo UNO
Faceva freddo quella mattina a Nuraiò, il cielo grigio e basso mandava
una pioggia pesante fitta, e vento gelido da Nord, vento di vero inverno
come quasi mai in quel paese di arsure estive e siccità, l'acqua batteva
forte sui vetri, rimbalzava sull'asfalto le buche i marciapiedi, la terra
si era saziata dopo poche ore, cominciava ad essere troppa, quella pioggia
gelata.
Marta si era alzata presto, non era andata a scuola, non aveva lezione,
giorno libero il martedì, giorno libero e giorno di mercato, giorno di
spese per le donne di Nuraiò non per lei, che comprava nelle vie larghe
della città lei non avrebbe passato la mattina tra casse di frutta scarpe
formaggi, tra le matrone grosse del villaggio, variopinte di scialli e
jeans, querce scure dagli occhi diffidenti
Eccole qua le nostre signore, le ultime della nazione a fregarsene di
creme e diete, a farsi un vanto del mangiar molto, a credere nell'importanza
dei fianchi grossi, a vedere la bellezza con diffidenza, testarde nello
sposarsi adolescenti, nel farsi schiave dei mariti e poi dei figli e delle
madri e delle suocere - aveva il malanimo quella mattina Marta Deiana,
svegliata presto dal cattivo tempo e dal mal di testa, guardava l'agitarsi
delle mani sui banconi, i soldi cavati da vecchi borselli stretti contro
le gonne - Le ultime donne della nazione a non avere sogni, neppure di
quelli da telenovelas, neppure sogni sbagliati, neppure di farsi rapire
da un principe-camionista o da chiunque altro, nessun sogno nessuna dieta,
donne di Nuraiò che il cielo vi aiuti e che il Paradiso ci sia davvero,
che non vi sia tolto anche quello -
Aveva di questi pensieri quella mattina Marta Deiana, Ma forse esagero,
si disse, Forse non sono proprio così le donne di Nuraiò, non tutte, almeno:
qualcuna avrà dei sogni, in realtà, solo li uccide ogni mattina come le
è stato insegnato di fare, e si accontenta di rincontrarli la notte, prima
di prendere sonno - e pensò a sé stessa, ai suoi sogni esagerati, alle
fregature che le avevan portato, si sentì stanca e vinta dal freddo, dal
buio del cielo, Il Cielo, pensò, Vostra forza e riserva, i rosari e i
Cuori di Gesù, Nostra Signora della Provvidenza, Vergine del Perdono,
Signora della Costanza e della Concordia, a quale potenza vi affidate
per non morire di noia, signore mie, per non morire fisicamente di noia,
quante energie vi regalano i vostri neri rosari? -
La fronte poggiata sul vetro, mezzo sbadiglio alla bocca, Marta Deiana
si chiedeva cosa mai potesse essere a fare andare avanti quelle donne
giorno dopo giorno, ché lei quando veniva luce si sentiva persa, come
morta, finita.
L'amore no, che amore non ne conoscono, si disse, ma poi sorrise, si chiamò
stupida, ché di amori dovevano averne anche loro, come tutti, solo più
nascosti e silenziosi dei suoi, Più normali, le venne in mente, E' tutto
qui il problema: di avere amori normali, e vite e passioni normali, e
a Nuraiò sei benvenuta e benvoluta, e pensò ai suoi amori e sorrise ancora,
e mandò un bacio alla strada, al suo amante ragazzo che avrebbe visto
quella sera.
|