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--- L'amore a Londra e in altri luoghi --- in libreria per Bompiani ---

a mantova nel 2004

"...una prova davvero interessante sia narrativamente che sotto il profilo della scrittura, attenta a equilibrare innesti di elementi linguistici dialettali o di italiano dialettizzato i n un italiano medio e parlato. Una scrittura fluviale e impetuosa..."

di Ermanno Paccagnini sul Corriere Della Sera --- Chi uccise la professoressa in un giorno di neropioggia? di Bruno Quaranta su La Stampa --- La colpa, la nostalgia
Tra le case di Nuraiò le trame di un thriller

Flavio Soriga pubblica con Garzanti il suo secondo romanzo, «Neropioggia», e supera la prova più difficile: confermare il talento già segnalato dal «Premio Calvino» di Giulio Angioni su La Nuova Sardegna --- "Con "Diavoli di Nuraiò" e "Neropioggia", il giovane autore di Uta trova il linguaggio per descrivere le debolezze dell'animo umano, sempre inesauribilmente alla ricerca di un "tu", di un altro dove far riposare il cuore." di Giuseppe Pani su Vita Nuova

 

Scese le scale di corsa, il cuore gonfio la testa vuota, nessun pensiero, né paura né pena, scese le scale di corsa arrivò al portone, tirò un sospiro pesante profondo, aveva ucciso il suo amore che lo voleva lasciare, finire tutto troncare, ricominciare senza di lui, senza nessuno, l'uomo uscì dal palazzo, respirò forte, ritrovò il buio di quella notte: nera la pioggia fitta, neri il marciapiede l'asfalto, le case viscide d'acqua, neri i ricordi i pensieri, il suo cuore perso d'assassino, neri il cielo la luna, scomparsi chissà dove, nere le lacrime che avevano preso a scendere, nero il mondo intero, neropioggia, tutto.

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Capitolo UNO

Faceva freddo quella mattina a Nuraiò, il cielo grigio e basso mandava una pioggia pesante fitta, e vento gelido da Nord, vento di vero inverno come quasi mai in quel paese di arsure estive e siccità, l'acqua batteva forte sui vetri, rimbalzava sull'asfalto le buche i marciapiedi, la terra si era saziata dopo poche ore, cominciava ad essere troppa, quella pioggia gelata.

Marta si era alzata presto, non era andata a scuola, non aveva lezione, giorno libero il martedì, giorno libero e giorno di mercato, giorno di spese per le donne di Nuraiò non per lei, che comprava nelle vie larghe della città lei non avrebbe passato la mattina tra casse di frutta scarpe formaggi, tra le matrone grosse del villaggio, variopinte di scialli e jeans, querce scure dagli occhi diffidenti

Eccole qua le nostre signore, le ultime della nazione a fregarsene di creme e diete, a farsi un vanto del mangiar molto, a credere nell'importanza dei fianchi grossi, a vedere la bellezza con diffidenza, testarde nello sposarsi adolescenti, nel farsi schiave dei mariti e poi dei figli e delle madri e delle suocere - aveva il malanimo quella mattina Marta Deiana, svegliata presto dal cattivo tempo e dal mal di testa, guardava l'agitarsi delle mani sui banconi, i soldi cavati da vecchi borselli stretti contro le gonne - Le ultime donne della nazione a non avere sogni, neppure di quelli da telenovelas, neppure sogni sbagliati, neppure di farsi rapire da un principe-camionista o da chiunque altro, nessun sogno nessuna dieta, donne di Nuraiò che il cielo vi aiuti e che il Paradiso ci sia davvero, che non vi sia tolto anche quello -

Aveva di questi pensieri quella mattina Marta Deiana, Ma forse esagero, si disse, Forse non sono proprio così le donne di Nuraiò, non tutte, almeno: qualcuna avrà dei sogni, in realtà, solo li uccide ogni mattina come le è stato insegnato di fare, e si accontenta di rincontrarli la notte, prima di prendere sonno - e pensò a sé stessa, ai suoi sogni esagerati, alle fregature che le avevan portato, si sentì stanca e vinta dal freddo, dal buio del cielo, Il Cielo, pensò, Vostra forza e riserva, i rosari e i Cuori di Gesù, Nostra Signora della Provvidenza, Vergine del Perdono, Signora della Costanza e della Concordia, a quale potenza vi affidate per non morire di noia, signore mie, per non morire fisicamente di noia, quante energie vi regalano i vostri neri rosari? -

La fronte poggiata sul vetro, mezzo sbadiglio alla bocca, Marta Deiana si chiedeva cosa mai potesse essere a fare andare avanti quelle donne giorno dopo giorno, ché lei quando veniva luce si sentiva persa, come morta, finita.

L'amore no, che amore non ne conoscono, si disse, ma poi sorrise, si chiamò stupida, ché di amori dovevano averne anche loro, come tutti, solo più nascosti e silenziosi dei suoi, Più normali, le venne in mente, E' tutto qui il problema: di avere amori normali, e vite e passioni normali, e a Nuraiò sei benvenuta e benvoluta, e pensò ai suoi amori e sorrise ancora, e mandò un bacio alla strada, al suo amante ragazzo che avrebbe visto quella sera.

 

 

 

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